Spiritualità e benessere negli ambienti di lavoro

di Francesco Chirico. Pubblicato il 6 gennaio 2023

La spiritualità come risorsa per fronteggiare lo stress lavoro correlato

Non esiste una definizione di spiritualità e spesso essa la si fa coincidere con il concetto di religiosità. In realtà spiritualità e religiosità sono due concetti differenti, anche se spesso entrambi (ma non sempre) possono coesistere nella stessa persona. La spiritualità viene spesso descritta come un “modo d’essere”. Essa, pertanto, denota la vicinanza ad una filosofia, che è basata (spesso ma non sempre) su uno scarso attaccamento alla materialità. Altre caratteristiche delle persone spirituali sono l’attenzione rivolta alla natura, all’anima e/o a una dimensione trascendentale dell’essere. Ricercatori e scienziati (ebbene si, anche la spiritualità e i suoi effetti sono studiati dalla scienza) concordano su una cosa: spiritualità e religiosità sono due fenomeni differenti.

La spiritualità e la salute del lavoratore

Si parla molto di spiritualità, quali doti e capacità che devono essere possedute da infermieri, personale medico e paramedico che assiste i pazienti terminali. Si è evidenziata infatti in numerosi studi di letteratura l’importanza della spirituale per l’assistenza agli individui gravemente malati o morenti. La spiritualità è utile anche nei momenti particolarmente difficili di tutti noi.

La spiritualità è una risorsa importante nei sanitari. Essa determina una diminuzione del carico di sofferenza fisica e psicologica del malato. Si tratta di una dote individuale, che può essere accresciuta, che influisce positivamente sulla psiche di ciascuno di noi. Ciascuno di noi, soprattutto nelle situazioni particolarmente complesse e delicate o nei periodi di malattia, si è avvicinato più o meno consapevolmente alla fede come strumento per accrescere la propria consapevolezza.

La spiritualità e la ricerca scientifica

Alcune ricerche scientifiche hanno proposto di includere la dimensione spirituale nel concetto di salute individuale che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità non è assenza di malattia, ma è la presenza del benessere fisico, psicologico e sociale di un individuo. Numerose ricerche scientifiche, come ad esempio studi sugli insegnanti, dimostrano che la preghiera e tecniche basate sulla spiritualità e su ciò che essa rappresenta, come la mindfulness, possono alleviare stress e burnout. Qui alcune ricerche che ho condotto in questi anni pubblicate su riviste scientifiche internazionali: 1) Spirituality and Prayer on Teacher Stress and Burnout in an Italian Cohort: A Pilot, Before-After Controlled Study (articolo pubblicato su Frontiers in Psychology); 2) Spirituality to cope with COVID-19 pandemic, climate change and future global challenges (pubblicata sul Journal of Health and Social Sciences) 3) Spiritual well-being in the 21st century: It is time to review the current WHO’s health definition (pubblicato sul Journal of health and Social Sciences); 4) The spiritual dimension of health for more spirituality at workplace (pubblicato su Indian Journal of Occupational Environmental Medicine);

Il benessere spirituale negli ambienti di lavoro

Vi sono diverse ricerche scientifiche che associano maggiori livelli di benessere spirituale a minori livelli di stress lavoro correlato e di burnout negli individui. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che la spiritualità può essere considerata una strategia di “coping” adattivo che, a livello psicologico, può aiutare l’individuo, attraverso l’ottimismo, il senso di auto-efficacia e di autostima a superare le difficoltà incontrare sul posto di lavoro. Non dimentichiamo che la resilienza individuale ed i meccanismi di coping individuali sono fondamentali nell’affrontare i problemi sul posto di lavoro e, per tale ragione, individui differenti possono affrontare in modo differente lo stesso carico di stress lavorativo. La spiritualità può essere incrementata attraverso programmi di promozione della salute nei luoghi di lavoro.

Il sistema di gestione per la salute e la sicurezza aziendale

Il Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro, spesso abbreviato con l’acronimo SGSL è un sistema organizzativo aziendale che si prefigge di garantire il raggiungimento degli obiettivi della sicurezza di salute e sicurezza in azienda ottimizzando i processi. La nuova norma di riferimento che sostituisce gli Standard anglosassoni OHSAS 18001, è la UNI EN ISO 45001.

Il sistema di gestione con il modello INAIL

Dal 2001, le “Linee Guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro” (PARTE I – PARTE II) elaborate da UNI e INAIL, forniscono alla realtà produttiva italiana, una modalità di realizzazione di un sistema di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro.

Le linee guida UNI-INAIL costituiscono un aiuto per le imprese che intendono volontariamente adottare un sistema di gestione della sicurezza e sicurezza sul lavoro (SGSL).

Il ciclo di Deming nel sistema di gestione per la sicurezza

Prima di realizzare un SGSL, il datore di lavoro deve attuare efficaci misure di prevenzione e protezione rispetto ai rischi lavorativi presenti.

Per realizzare un SGSL, pertanto, devono essere applicate le misure di prevenzione e protezione previste nel documento di valutazione dei rischi rispetto ai rischi lavorativi esistenti. Il D.Lgs 81/08 richiede la verifica e il miglioramento continuo delle misure di prevenzione e protezione applicate.

Tale principio segue il modello previsto nel ciclo di Deming, denominato “Plan-Do-Check- Act”. Secondo il ciclo di Deming è necessario pianificare, fare, verificare ed agire. 

L’attuazione delle misure e la verifica della loro efficacia, infatti,  è un processo continuo e ciclico. Tale processo ha l’ambizioso obiettivo di portare la salute e la sicurezza dei lavoratori  a livelli sempre maggiori.

Sistemi di gestione per la sicurezza e attività di promozione della salute

Le attività di promozione della salute negli ambienti di lavoro possono garantire, atteso che le misure di prevenzione e protezione contro i rischi lavorativi siano applicate, il salto di qualità per migliorare i livelli di salute e sicurezza esistenti. 

Le attività di promozione della salute negli ambienti di lavoro, pertanto, si integrano bene nei SGSL e comunque consentono il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza. Ciò richiede però che tali attività siano effettuate per promuovere stili di vita salubri che abbiano un impatto anche sui rischi lavorativi.

Esempio: nei lavoratori esposti a polveri e/o fumi nocivi, un’attività di educazione alla salute per eliminare il vizio del fumo di sigaretta nei lavoratori esposti, potenzierà l’effetto benefico delle misure di prevenzione e protezione già attuate contro l’esposizione professionale a fumi e/o a polveri nocive.

Qui alcune linee guida INAIL che possono fornire utili indicazioni su come realizzare un sistema di gestione per la sicurezza in azienda.

Come si possono integrare le misure di promozione della salute in un sistema di gestione per la sicurezza aziendale?

Le misure di promozione della salute nei luoghi di lavoro possono costituire misure di miglioramento. Esse, quindi, sebbene siano facoltative, possono rafforzare le misure di prevenzione già attuate.

Le attività di promozione della salute devono quindi essere coerenti con i rischi lavorativi.  Devono essere realizzate secondo i principi della responsabilità sociale. Tali attività dovrebbero potenziare le risorse individuali dei lavoratori. Devono migliorare i comportamenti virtuosi che possono favorire livelli di salute e di benessere sempre maggiori.

Le attività di promozione della salute dovrebbero agire sulle malattie ad elevato impatto sociale. Aumentare l’aspettativa di vita e migliorare la qualità della propria vita può incidere positivamente, in termini di costi diretti e indiretti, anche sul servizio sanitario nazionale.

Le malattie cronico-degenerative sono sempre più frequenti nella popolazione lavorativa che invecchia. Tali malattie incideranno sempre di puù sulla capacità lavorativa della forza lavoro.

Le attività di promozione della salute nei luoghi di lavoro

Le attività di promozione della salute sono previste dalla normativa in materia di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro (D.Lgs 81/08 e smi). Esse non sono obbligatorie per i lavoratori ma facoltative. Devono essere realizzate dal datore di lavoro con la collaborazione del medico competente e del servizio di prevenzione e protezione.

Devono inoltre rispettare i criteri della responsabilità sociale. I lavoratori possono parteciparvi a titolo gratuito. Tali attività devono inoltre tenere in considerazione i bisogni e le effettive necessità dei lavoratori. Esse, infatti, hanno un costo e devono restituire un vantaggio in termini economici al datore di lavoro.

Devono pertanto essere realizzate attraverso una scrupolosa panificazione ed un analisi preventiva delle necessità di salute presenti. 

Il datore di lavoro deve, infatti, tenere in considerazione non soltanto i fattori di rischio individuali dei propri dipendenti, per esempio di sviluppare malattie cardiovascolari o neoplastiche. Il datore di lavoro deve soprattutto tenere in considerazione i rischi lavorativi a cui i propri lavoratori sono esposti. I rischi lavorativi sono quelli che sono stati valutati ed evidenziati nel processo di valutazione dei rischi (art. 28 D.Lgs 81/08 e smi).

La valutazione di tali fattori di rischio lavorativo deve essere riportata nel documento di valutazione del rischio aziendale.

Alcuni esempi di attività di promozione della salute

Attraverso le attività di promozione della salute si devono migliorare i comportamenti dei lavoratori. Vengono, pertanto, incentivati stili di vita salubri. Tra le attività di educazione alla salute più semplici l’eliminazione del fumo di sigaretta, l’esercizio fisico regolare, le abitudini alimentari sane, come seguire la dieta mediterranea.

L’educazione alla salute non significa soltanto informare il lavoratore sui rischi che corre a causa di stili di vita poco salubri. E’ necessario, infatti, incidere in profondità facendo in modo che il lavoratore cambi i propri comportamenti sul posto di lavoro e fuori dall’ambiente di lavoro.

Il sistema di gestione sul lavoro per i rischi psicosociali

La norma ISO 45003:2021 descrive il sistema di gestione della salute psicologica e della sicurezza sul luogo di lavoro. Tale normativa tecnica richiede che la valutazione del rischio psicosociale sia effettuata da tutti i datori di lavoro ed in tutte le aziende.

Tale valutazione NON deve limitarsi alla valutazione dello stress lavoro correlato. Essa, infatti, deve riguardare TUTTI i fattori di rischio psicosociale potenzialmente presenti negli ambienti di lavoro.

Deve, per esempio, essere inclusa la valutazione del rischio di aggressioni e di violenza lavorativa. Tale fattore di rischio psicosociale può essere agito da parte di terzi (ad esempio clienti, pazienti, ecc.) e/o da parte di altri lavoratori (ad esempio, mobbing, bullismo lavorativo, ecc.).

La valutazione del rischio deve anche includere l’analisi dei fattori organizzativi ed individuali di disagio che possono portare alla sindrome del burnout (nelle cosiddette “professioni di aiuto”).

La valutazione del rischio deve anche includere, in certe attività lavorative, la gestione degli eventi lavorativi che possono determinare un disturbo post-traumatico da stress (i cosiddetti “eventi critici di servizio”).

La realizzazione di programmi per la promozione della salute psicologica può impattare positivamente sul rischio psicosociale ed ergonomico.

Tali programmi, infatti, possono rendere più efficaci le misure di prevenzione e di protezione già attuate dal datore di lavoro per la prevenzione di TUTTI i rischi di natura psicosociale o di diversa tipologia. Naturalmente i programmi di promozione devono essere in linea con i rischi professionali a cui i lavoratori sono esposti e devono essere condivisi dai lavoratori.

I lavoratori devono essere informati in modo esauriente sulla facoltà (e non sull’obbligo) di sottoporsi a tali programmi.

Deve essere tutelata la privacy dei lavoratori. I lavoratori devono essere informati che eventuali visite mediche effettuate nell’ambito di tali programmi NON comporteranno alcuna conseguenza sul giudizio di idoneità alla mansione.

In ragione di tali programmi, i lavoratori  non dovranno subire inoltre alcuna discriminazione sul piano lavorativo e sociale.

Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Spiritualità
Facebook
Twitter
LinkedIn

Approfondisci

Articoli correlati