Chi è Francesco Chirico

Medico chirurgo, specialista in Medicina del Lavoro, Medico Autorizzato in Radioprotezione, ha conseguito un Master Universitario di 2 livello in Management Sanitario (Università di UniCusano di Roma) e in biostatistica per la ricerca clinica e la pubblicazione scientifica (Università di Padova). Medico della Polizia di Stato, svolge l’attività di Medico Competente e di Medico Autorizzato nelle aree riservate del Ministero dell’Interno. Esperto di microclima e qualità dell’aria indoor, svolge nelle aree riservate della Polizia di Stato rilievi ambientali sul microclima, la qualità dell’aria indoor, i campi elettromagnetici ed il rumore. Esperto di rischi psicosociali e di stress lavoro correlato, è fondatore e direttore scientifico della rivista  il Giornale Italiano di Psicologia e di Medicina del Lavoro dell’Associazione Italiana di Psicologia e Medicina del Lavoro (AIPMEL) di cui è socio membro fondatore. Ha fondato e dirige dal 2016 la rivista scientifica Journal of Health and Social Sciences che dal 2021 è indicizzata su Scopus. Professore a contratto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, insegna Epidemiologia Occupazionale presso la Scuola di Specializzazione di Medicina del Lavoro. E’ “Associate Editor” di importanti riviste scientifiche internazionali come Frontiers in Public Health, BMC Public Health, Advances in Public Health e membro del board di molte altre. Revisore di più di 600 articoli scientifici, ha pubblicato più di 200 articoli scientifici. Ha scritto diversi manuali di medicina del lavoro per la casa editrice EPC e la casa editrice Edizioni FS, per la quale è il direttore della collana scientifica di Psicologia e Medicina del Lavoro.


Dr Francesco Chirico

medico del lavoro

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[Chi sono? Dove mi puoi trovare]

[I miei libri]

  1.  Il COVID-19 nella scuola
  2. Smart working. Salute e sicurezza dei lavoratori
  3. Il burnout nella scuola. Strumenti per la valutazione del rischio e la sorveglianza sanitaria
  4. Il comfort termico negli ambienti di lavoro
  5. Il rischio biologico nella scuola: Strumenti per la prevenzione del SARS-CoV-2 e di altri agenti di rischio biologico
  6. The fantastic journey of a young medical doctor

La sorveglianza sanitaria negli ambienti di lavoro

La sorveglianza sanitaria è stata definita dal D.Lgs 81/08 come l’insieme delle procedure mediche, finalizzate a tutelare lo stato di salute e sicurezza dei lavoratori.

Chi effettua la sorveglianza sanitaria

La sorveglianza sanitaria viene effettuata dal medico competente, medico chirurgo specialista in medicina del lavoro o disciplina equipollente che viene nominato a tal proposito dal datore di lavoro. 

Quando è obbligatoria la sorveglianza sanitaria?

La sorveglianza sanitaria è obbligatoria nei casi espressamente previsti dalla normativa vigente e nei casi in cui venga richiesta dal lavoratore (anche quando non è obbligatoria) ma tale richiesta venga ritenuta giustificata dal medico competente (visita medica richiesta dal lavoratore). Da tale passaggio e dagli altri obblighi di collaborazione del medico competente, si evince che la nomina del medico competente dovrebbe avvenire in fase di valutazione del rischio, ancora prima di stabilire se in azienda vi siano rischi per cui la normativa vigente precede la nomina del medico competente.

Quali sono i rischi che prevedono l’attivazione (obbligatoria) della sorveglianza sanitaria?

Movimentazione manuale di carichi, uso di videoterminali (> 20/h settimanali dedotte le pause di cui all’art 175 del D.Lgs 81/08), l’esposizione ad agenti chimici pericolosi (cancerogeni, amianto, agenti chimici in cui il rischio NON è basso per la sicurezza e/o irrilevante per la salute, silice libera cristallina), l’esposizione ad agenti biologici, l’esposizione ad agenti fisici al di sopra di certi valori di esposizione (radiazioni ionizzanti, radiazioni non ionizzanti, radiazioni ottiche artificiali, rumore, vibrazioni meccaniche), il lavoro notturno, il lavoro dei cassoni ad aria compressa, nelle miniere e nelle cave.

Vi sono altri rischi che devono essere valutati, in cui una delle misure di prevenzione e protezione è rappresentata dalla sorveglianza sanitaria, a condizione che tale misura sia stabilita e prevista nell’ambito del processo di valutazione dei rischi (stress termico, lavoro in quota, lavori pesanti, lavori con impegno visivo ravvicinato, rischi psicosociali, movimenti ripetitivi degli arti superiori, lavori comportanti fissità posturale, attività con impegno della voce, conduzione automezzi aziendali.

La sorveglianza sanitaria è obbligatoria per tutti i lavoratori? 

La sorveglianza sanitaria è obbligatoria per tutti i lavoratori (a prescindere dalle condizioni contrattuali, quindi si effettua anche negli studenti o nei volontari esposti al rischio). Tuttavia la visita medica deve essere giustificata dalla presenza di un esposizione al rischio “normato” o “valutato”.

Vengono equiparati ai lavoratori i partecipanti ai corsi di formazione professionale, gli allievi di istituti di istruzione ed universitari, i soggetti utilizzabili nei lavori socialmente utili, i soci di lavoratori di cooperative o società, i soggetti beneficiari di tirocini formativi e di orientamento.

Quali sono le sanzioni comminate al datore di lavoro se non viene nominato il medico competente?

  1. In caso di mancata valutazione dello stato di salute del lavoratore, al fine dell’affidamento dei compiti specifici, che non dipendono dai rischi presenti nell’ambiente di lavoro, ma dalla capacità del lavoratore stesso di svolgerli è previsto: arresto da 2 a 4 mesi/ammenda da 1.315,20 € a 5.699,20€
  2. In tutti i casi in cui, nonostante l’obbligo, non viene attivata la sorveglianza sanitaria è prevista: ammenda da 2.192,00 € a 4.384,00 €
  3. Nel caso in cui un lavoratore soggetto a sorveglianza sanitaria venga adibito ad una mansione specifica prima della formulazione del giudizio di idoneità è prevista: sanzione amministrativa pecuniaria da 1.096 € a 4.932 € 

Cosa sono i programmi di promozione della salute negli ambienti di lavoro

Per promozione della salute (“Health promotion” nel linguaggio anglosassone) – secondo il glossario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – si intende il processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla.

Il concetto di promozione della salute, che inizia a svilupparsi nel 1978 con la Dichiarazione di Alma Ata, viene concretamente definito nel 1986 con “La Carta di Ottawa” che stabilisce che “La promozione della salute è il processo che conferisce alle popolazioni i mezzi per assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e migliorarlo. Questo modo di procedere deriva da un concetto che definisce la salute come la misura in cui un gruppo o un individuo possono, da un lato, realizzare le proprie ambizioni e soddisfare i propri bisogni e dall’altro, evolversi con l’ambiente o adattarsi a questo. La salute è dunque percepita come risorsa della vita quotidiana e non come il fine della vita: è un concetto positivo che mette in valore le risorse sociali e individuali, come le capacità fisiche. Così, la promozione della salute non è legata soltanto al settore sanitario: supera gli stili di vita per mirare al benessere”.

La promozione della salute negli ambienti di lavoro

Secondo l’Agenzia europea per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, gli interventi aziendali si possono attuare a tre livelli:

  1. sull’organizzazione del lavoro (per esempio, flessibilità dell’orario di lavoro, partecipazione dei lavoratori all’organizzazione del lavoro, messa a disposizione dei lavoratori di opportunità di apprendimento permanente);
  2. sull’ambiente di lavoro (per esempio, offerta di spazi per socializzare, divieto di distribuzione di bevande alcoliche);
  3. sull’individuo (per esempio, finanziamento di attività ed eventi sportivi, promozione di stili alimentari salubri attraverso azioni di counseling alimentare e di programmi formativi, offerta di programmi per smettere di fumare ed aumentare l’esercizio fisico, consulenze e supporto psicologico per il controllo dello stress e la risoluzione di problemi attraverso “sportelli di counseling anonimi”).

La differenza tra le attività di prevenzione e le attività di promozione della salute in azienda

L’ art. 25 del D.Lgs. 81/2008 per la prima volta inserisce tra gli obblighi del Medico Competente quello di collaborare “…alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di «promozione della salute», secondo i principi della responsabilità sociale”.

Esistono delle differenze fondamentali dal punto di vista giuridico tra la prevenzione e la promozione della salute dei lavoratori. Per prima cosa, il piano di prevenzione, contenuto nel Documento di valutazione dei rischi (DVR), deve essere redatto obbligatoriamente dal Datore di lavoro. I programmi di promozione della salute, invece, possono essere organizzati dal Datore di lavoro in forma volontaria. Inoltre, le misure di prevenzione contenute nel DVR sono cogenti per tutti gli attori della sicurezza con funzioni operative, ivi compresi i lavoratori. Questi ultimi devono sottoporsi obbligatoriamente alle visite mediche previste dal Piano di sorveglianza sanitaria (inadempienza penalmente sanzionata); la partecipazione dei lavoratori ai programmi di promozione della salute, invece, è del tutto facoltativa. La valutazione dei rischi e la sorveglianza sanitaria sono finalizzati a contrastare i rischi specifici presenti in azienda, ma assenti nella popolazione generale; al contrario, gli interventi di promozione della salute non riguardano i rischi lavorativi specifici ma più in generale i rischi per la salute esistenti nella popolazione generale. La mancata attività di collaborazione alla valutazione dei rischi specifici e di sorveglianza sanitaria da parte del Medico Competente è penalmente sanzionata; non sono previste sanzioni, invece, per la mancata attività di promozione della salute.

Tuttavia, esistono numerosi punti di contatto tra queste due attività che sono strettamente interconnesse. Infatti, come sostenuto dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute nei luoghi di Lavoro, il programma di promozione della salute presuppone la necessità di garantire un ambiente salubre e sicuro e quindi si basa su una solida cultura della prevenzione e di gestione dei rischi (EU-OSHA, 2010). Funziona, pertanto, solo se costituisce un elemento stabile di tutti i processi organizzativi. Non può esistere, in altre parole, un’attività di promozione della salute se prima non viene svolta in modo efficace l’attività di prevenzione dai rischi lavorativi. La promozione della salute è il passo successivo della prevenzione e rappresenta la strategia complementare a quella della “tutela” della salute. La “Workplace Health Promotion” (WHP) è il punto di incontro tra la prevenzione dei rischi occupazionali, l’adozione di stili di vita salutari da parte dei lavoratori ed il miglioramento dell’organizzazione del lavoro. La WHP, infatti, è una strategia che può risultare vincente soltanto quando risulta integrata con le buone pratiche di prevenzione e sicurezza.

La figura di riferimento, cioè il punto di incontro e di sintesi della prevenzione e della promozione della salute dei lavoratori è il Medico Competente. Egli, infatti, conosce lo stato di salute dei lavoratori ed i rischi a cui essi sono esposti; inoltre, nel tempo egli può verificare l’efficacia degli interventi intrapresi. Il luogo di lavoro si può considerare da sempre come l’ambiente ideale per effettuare campagne di promozione della salute, in quanto è il luogo dove i dipendenti trascorrono gran parte della loro giornata lavorando secondo orari regolari. E’, quindi, il luogo privilegiato per coinvolgere nelle attività di promozione della salute un grande numero di soggetti.

Per approfondire:

Alcuni riferimenti bibliografici:

  1. Bernardini M. Il ruolo del medico competente nella promozione della salute. Atti del Convegno “La promozione della salute nei luoghi di lavoro. Il ruolo del medico competente”. Modena, 24 Maggio 2013.
  2. De Lorenzo G, Chirico F, Sacco A, Magnavita N. Prevenzione, promozione e personalizzazione. In Medicina del Lavoro pratica di N. Magnavita. Milano: Wolters Kluwer Italia; 2018.
  3. Magnavita N. Obstacles and future prospects. Considerations on health promotion activities for older workers in Europe. Int J Environ Res Public Health. 2018 May 28;15(6). pii: E1096. doi: 10.3390/ijerph15061096.
  4. Magnavita N. Promuovere la salute dei lavoratori anziani. Le esperienze europee. Milano: Edizioni FS; 2018.
  5. Magnavita N., De Lorenzo G., Sacco A.: Health promotion in the workplace. Med Lav. 2014;105(6):473-474.
  6. Magnavita N. Workplace action for health. Prevention of obesity and hyperlipaemia in a small company. In Proceedings of the International Conference “Work & Health”, Copenhagen, Denmark, 22–25 February 1993.
  7. Health Promotion Glossary. WHO. WHO/HPR/HEP/98.1. Geneva 1998.
  8. Ottawa Charter for Health Promotion. WHO, Geneva, 1986.
  9. Sacco A. Guida all’attività del medico competente. Roma: Epc Editore; 2012 p.64.

Cosa significa essere a norma oggi con i migliori standard sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro?

Le attività di promozione della salute renderanno più efficaci la prevenzione dei rischi lavorativi in azienda.

Per realizzare un sistema di gestione per la salute e la sicurezza aziendale secondo la normativa UNI EN ISO 45001, il datore di lavoro deve prima di tutto attuare le migliori misure di prevenzione e protezione scegliendole sulla base dell’esperienza, della particolarità del lavoro e dell’avanzamento tecnologico. Tuttavia, in un sistema di gestione, l’efficacia delle misure di prevenzione deve essere verificata sulla base del ciclo di Deming “Plan-Check-Do-Act”. Per implementare le misure di prevenzione e migliorare i livelli di salute e di sicurezza dei lavoratori, l’azienda può fornire ai lavoratori programmi (gratuiti e volontari) di promozione della salute, nel rispetto dei principi della responsabilità sociale, come previsto dal D.Lgs 81/08, che siano finalizzati a migliorare i livelli di salute e di benessere dei lavoratori.

La norma ISO 45003:2021, Gestione della Salute e della Sicurezza sul Lavoro — Salute Psicologica e Sicurezza sul Luogo di Lavoro — Orientamenti per la Gestione dei Rischi Psicosociali, rilasciata l’8 giugno 2021, richiede una valutazione del rischio psicosociale che non sia limitata solo alla valutazione dello stress lavoro correlato, ma che comprenda TUTTI i fattori di rischio psicosociale in ambito lavorativo, come per esempio il rischio di aggressioni e di violenza lavorativa, l’analisi dei fattori di disagio che possono portare al burnout e gli eventi lavorativi che possono determinare un disturbo post-traumatico da stress.

La realizzazione di programmi di promozione della salute che impattino sul rischio psicosociale ed ergonomico, renderà più semplice realizzare misure di prevenzione e protezione efficaci per TUTTI i rischi di natura psicosociale.

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